UNA GIORNATA QUALUNQUE DEL DANZATORE GREGORIO SAMSA AL TEATRO FRANCO PARENTI

23 – 25 aprile 2024 | Sala Grande

UNA GIORNATA QUALUNQUE DEL DANZATORE GREGORIO SAMSA
drammaturgia e regia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley
con Lorenzo Gleijeses
musiche originali e partiture luminose Mirto Baliani
oggetti coreografici Michele Di Stefano
consulenza drammaturgica Chiara Lagani
scene Roberto Crea
voci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley
assistente alla regia Manolo Muoio
ufficio stampa Rosalba Ruggeri
produzione Gitiesse Artisti Riuniti

Durata: 1h

Eugenio Barba accompagna Lorenzo Gleijeses da molti anni intercettando e esaltando le qualità e le intuizioni di un percorso di formazione e conoscenza, contaminato con il metodo della storica compagnia di Hostelbro e nato all’interno dell’Odin quando Lorenzo era ancora un ragazzo. Risultato di questo ‘percorso di accompagnamento’ sono stati spettacoli, incontri e seminari in Italia e in Europa che hanno cementato e rafforzato il rapporto unico tra Barba, Julia Varley e Lorenzo Gleijeses, fino a questa prima regia firmata da Barba (con Gleijeses) al di fuori dell’Odin Teatret.
La scintilla che ha messo in moto il processo di creazione è scaturita dallo stridore e dalle assonanze generati dall’accostamento dell’opera di Kafka con gli oggetti coreografici creati da Michele Di Stefano con Lorenzo Gleijeses. Ne è nato uno spettacolo in cui si intersecano tre diversi nuclei narrativi: alcuni elementi biografici dello stesso Kafka; la vicenda del personaggio centrale de La Metamorfosi, Gregorio Samsa e quella di un immaginario danzatore omonimo che rimane prigioniero della ripetizione ossessiva dei propri materiali performativi in vista di un imminente debutto.
Gregorio Samsa è convinto che attraverso una ripetizione ossessiva delle sue partiture sia possibile arrivare ad un altro livello di precisione tecnica e di qualità interpretativa ma, di contro, il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario, lavoro e spazio intimo, tra teatro e vita quotidiana. Si scontrano, allora, le esigenze del mondo esterno e le sue profonde necessità personali. Samsa ripete le sue sequenze coreografiche, come un novello Sisifo, per una pulsione psicopatologica? Oppure è semplicemente mosso dal desiderio di spingere al massimo i risultati del suo lavoro e dal sogno utopico di superare i limiti imposti dalla sua natura umana? I movimenti che Gregorio prova senza posa sono frutto di un impegno professionale e di un lavoro di concezione minuzioso tale da acquisire una ponderatezza e un equilibrio che le azioni della sua vita reale non possiedono. Gregorio è come un ragno che non può evitare di tessere la propria tela. La sua ricerca artistica che mira alla libertà doppia la sua stessa vita, acquisisce una ricchezza labirintica che sarà squarciata dalla volontà di inseguire sé stesso. Lorenzo Gleijeses

STORIE DI TRADIMENTI

Nel settembre 2015, nel corridoio che porta alla cucina dell’Odin Teatret, mi trovai di fronte Lorenzo Gleijeses e Mirto Baliani. Erano da noi in residenza, intenti a sviluppare dei materiali elaborati in precedenza con il coreografo Michele Di Stefano.
Approfittavano dell’occasione per mostrarli anche a Julia Varley che, come regista, ha un rapporto di lavoro con Lorenzo sin dal 2002. Lorenzo mi sta simpatico. Ha delle qualità umane e professionali che mi toccano. Paziente nei confronti del lavoro, è capace di indovinare cosa il processo stia indicando, pronto ad abbracciare una situazione inaspettata nonostante non riesca a dominarla con la ragione. Possiede la più grande virtù di un attore: sa resistere alla tentazione di accontentarsi del primo risultato. Lorenzo è un attore anfibio, capace di vivere nelle vaste acque del teatro tradizionale e sulle isole galleggianti del Terzo Teatro. Figlio d’arte, appena diciottenne, Lorenzo si lasciò “traviare” e si gettò in un percorso di “lavoro su sé stesso” guidato da Julia. Il training a cui si sottomise – un apprendistato del corpo-mente e della voce tipico dell’Odin Teatret e molti altri gruppi teatrali – sfociava in una drammaturgia d’attore. Con questo termine intendo la capacità da parte dell’attore di creare autonomamente materiali scenici – modi di muoversi, camminare, comportarsi, parlare, scrivere o selezionare brani di prosa o poesia, improvvisare scene, fissarle, distillarle. Su questo materiale sorto dall’immaginazione e dall’esperienza individuale, si fonde gradualmente il testo finale, dando così nascita al personaggio. Potrei quindi dire che esiste un teatro che lavora per il testo, interpretandolo e adattandolo a contingenze storiche ed estetiche a noi vicine; e un teatro che lavora con il testo la cui forza è una delle tante che compongono lo spettacolo, un organismo vivente che sprigiona energia. Un giorno Julia, a causa di un impegno fuori dal teatro, mi chiese di osservare i “materiali” di Lorenzo e Mirto. Rimasi sconcertato. Erano solo sei movimenti ripetuti maniacalmente nello spazio in infinite varianti. La mia attenzione si affievolì fino a spegnersi totalmente. Lo spiegai a Lorenzo: non riuscivo a scorgere niente in quei movimenti astratti. L’unica vaga associazione l’avevo avuta quando era al suolo e si contorceva come uno scarafaggio rovesciato sul dorso. Scherzando gli dissi che avrebbe potuto chiamare il suo spettacolo “La metamorfosi di Kafka”. Diceva Meyerhold che non bisogna mai scherzare con i pedanti, perché prendono tutto alla lettera. Lorenzo non è un pedante. Cosa sia, lo potete immaginare quando il giorno dopo, sempre nello stesso corridoio, mi pregò di vedere come aveva adattato i suoi materiali al testo della Metamorfosi. Durante la notte aveva registrato il testo di Kafka che adesso, nella parte finale, una voce fuori campo interpretava durante le sue contorsioni. Il risultato era embrionico, non capivo se fosse maschio o femmina, che cosa volesse diventare, se avesse vitalità per crescere durante i futuri mesi di gestazione. Ero però, impressionato dalla determinazione di Lorenzo e Mirto che nel giro di una notte avevano trasformato una battuta ironica in realtà scenica: una presa di posizione.

[…] Così Lorenzo, Mirto, Julia ed io – e l’infaticabile alter ego factotum Manolo Muoio – decidemmo di far crescere lo spettacolo insieme. Convalidammo il titolo: Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa. Sarebbe stata una creazione collettiva. […]
A Lugano, città che in passato ospitava gli anarchici italiani in esilio, un giorno Julia incontrò un amico che le chiese: è vero che Eugenio sta tradendo i suoi attori e fa uno spettacolo fuori dal suo teatro? Diceva la verità: per 55 anni ho messo in scena solo gli attori dell’Odin Teatret e i maestri asiatici del Theatrum Mundi Ensemble. Perché ho tradito questa mia abitudine, vocazione o pigrizia? Vi sono tradimenti che sono piacevoli e tradimenti che sono una fuga. Tradimenti che sono una forma di rinnovamento o la scelta di un destino diverso. Ma il tradimento di Julia e mio con Lorenzo, Mirto e Manolo è stato un ritorno a casa, al mio mondo. A quale mondo appartiene il mio teatro? Se fosse un elemento – terra, acqua, fuoco, aria – sarebbe il mare. Non conosco l’arte di rimanere a galla da solo. Allora cerco la mano di un altro – un individuo disperato, fiducioso, ambizioso o ingenuo, ferito profondamente o che vuole scappare da sé stesso. È un individuo pronto a spingere il mare insieme a me verso quel muscolo che pompa sangue. E quando esausti sentiamo che è impossibile, il mare è una goccia che cola azzurra sulla gota di uno spettatore. Suona sentimentale, ma lo sforzo ne vale la pena.

  • Eugenio Barba

Eugenio Barba (Brindisi, 1936) è un regista teatrale italiano, fondatore e direttore dell’Odin Teatret (DK), è una figura di spicco del teatro contemporaneo. Vincitore del prestigioso Premio Sonning, (riconoscimento tributato, tra gli altri, a Leonard Bernstein, Bertrand Russell, Niels Bohr e Karl Popper), è considerato uno dei maggiori intellettuali europei. Noto come allievo e amico di Jerzy Grotowski, è ritenuto, insieme a Peter Brook, l’ultimo Maestro occidentale vivente. Con il percorso ultra-cinquantennale dell’Odin, Barba ha modificato il concetto di lavoro dell’attore avviato dal regista polacco, attraverso una pratica teatrale che porta l’attore a contatto con la propria ricerca interiore.

Michele Di Stefano, coreografo e performer, dopo gli studi universitari ha attraversato la scena musicale punk-new wave degli anni ottanta per approdare ad un progetto autodidatta di ricerca corporea con la fondazione di MK, insieme a Biagio Caravano. Il gruppo è ospitato nei più importanti festival della nuova scena. MK si occupa di performance, coreografia e ricerca sonora. Le produzioni più recenti: Robinson, Impressions d’Afrique, Giuda, Hey e Bermudas, sono in tour in Italia e all’estero; il gruppo ha prodotto poi formati ambientali ed installativi, come Veduta, dedicato alla visione prospettica della città e diversi progetti speciali per festival e istituzioni museali. Tra le recenti committenze: Aterballetto, la Korean National Contemporary Dance Company, RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography), la Scuola Paolo Grassi di Milano e la Biennale di Venezia. Nel 2012 esce per i tipi di Quodlibet, Agenti autonomi e sistemi multiagente, di Michele Di Stefano e Margherita Morgantin, un testo di istruzioni coreografiche e report meteorologici. Nel 2014 la Biennale Danza di Venezia assegna a Michele Di Stefano il Leone d’argento per la Danza. Nel 2019 Bermudas. Forever, di cui è autore e coreografo ha vinto il Premio Ubu Miglior Spettacolo di Danza 2019.

Lorenzo Gleijeses (Napoli, 1980) debutta in teatro nel 1991 con il padre Geppy e con Regina Bianchi. Dal 2000 al 2004 incontra diversi tipi di pedagogie teatrali, lavorando con numerosi maestri internazionali come Lindsay Kemp, Eimuntas Nekrosius, Yoshi Oida, Odin Teatret, il Workcenter di Jerzy Grotowski, Augusto Omolù, Michele Di Stefano/mk. Dal 2001 è allievo di Julia Varley dell’Odin Teatret, insieme creano lo spettacolo Il figlio di Gertrude per il quale riceve il Premio Ubu 2006 come Nuovo Attore, ed è candidato agli Oscar Olimpici del Teatro-Premi E.T.I. come migliore attore emergente. Lorenzo ha lavorato, tra gli altri, con Alfredo Arias, Eugenio Barba, Fanny & Alexander, Nikolaj Karpov, Andrej Konchalovskj, Cesare Lievi, Mario Martone, Emiliano Bronzino, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Luigi Squarzina, Rafael Spregelburd, Julia Varley … In cinema, invece, ha lavorato con Matteo Rovere, Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Alessandro Borghi, Marco Tullio Giordana, di nuovo Martone….I suoi spettacoli hanno ricevuto ospitalità in alcuni degli spazi teatrali e dei festival più rappresentativi della scena nazionale. Il suo lavoro è stato presentato fuori dai confini nazionali in Francia, Svizzera, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Argentina….Ha diretto workshop e laboratori in diverse Università e centri teatrali come i DAMS di Bologna e Torino, il Teatro di Roma, il Mercadante Teatro Stabile di Napoli, il Teatro Stabile di Calabria, il progetto Punta Corsara a Napoli, la Scuola del Teatro Nazionale di Napoli/Mercadante. Dal 2009 al 2011 è stato ideatore e direttore artistico di Quirino Revolution MAD, festival internazionale che ha aperto lo storico teatro romano alla sperimentazione teatrale e all’indagine dei nuovi linguaggi nelle arti performative. Nelle sue performance ha diretto, tra gli altri, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Kinkaleri, Ivo Dimchev, Marco Manchisi, Enzo Cosimi, Marilù Prati e Renato Nicolini, Biagio Caravano/mk, Sigourney Weaver, Gianfranco Berardi, Vidal Bini, Stella Zannou, Maya Lipsker, Roy Carroll, Pietro Babina, Carol Allaire, Zapruder Filmmakersgroup…

Julia Varley (Londra, 1954 ) è dal 1976 l’attrice icona dell’Odin Teatret. Oltre a recitare, è attiva nel campo della direzione, dell’insegnamento, dell’organizzazione e della scrittura. Con l’Odin ha insegnato in scuole e università di tutto il mondo sintetizzando la propria esperenza in quattro dimostrazioni di lavoro, L’eco del silenzio, Il fratello morto, Testo Azione Relazioni e Il tappeto volante. Dal 1990 collabora alla concezione e organizzazione dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology) e dell’ Università del Teatro Eurasiano, entrambe dirette da Eugenio Barba. Nel 1986 ha creato The Magdalena Project, un network di donne del teatro contemporaneo. Dirige il Transit Theatre Festival a Holstebro, ed è redattrice di The Open Page, un giornale dedicato al lavoro delle donne in teatro. In connessione con le produzioni interculturali dell’Odin Teatret e del Festuge di Holstebro, intrattiene una duratura collaborazione pedagogica con gruppi di giovani attori, sia in Danimarca sia all’estero. È stata assistente alla regia per i film Anabasis e On the Two Banks of the River, e per la produzione del film Come! And the Day Will Be Ours. Ha scritto due libri: Vento dell’Ovest – Romanzo di un personaggio teatrale (Odin Teatret Forlag, Denmark) e Pietre d’Acqua. Taccuino di un’attrice dell’Odin Teatret (Ubulibri, Milano; Escenologia, Mexico; Alarcos, Cuba; San Marcos-Yuyachkani, Perù; Entretemps, France; Routledge, UK). Suoi articoli e saggi sono stati pubblicati su Mime Journal, New Theatre Quarterly, Teatro e Storia, Conjunto, Lapis, The Open Page, Performance Research, Teatro XXI e Máscara.

Mirto Baliani (Roma, 1977) è musicista, compositore, sound designer, illustratore e dj. Figlio d’arte, trascorre l’infanzia tra teatri e festival recitando in diversi spettacoli. Dopo l’Istituto d’Arte inizia a occuparsi di grafica e illustrazione mettendo a punto una personale tecnica mista con la quale realizza anche proiezioni sceniche per alcune produzioni teatrali. Dal 1997 a oggi ha scritto musiche e creato universi sonori per oltre quaranta produzioni che vanno dal teatro alla danza, da programmi radiofonici a documentari e cortometraggi fino a sonorizzazioni per mostre e performance. Sue composizioni sono state eseguite all’Auditorium Parco della Musica di Roma, al Toneelhuis di Anversa, al MBZ Music Biennale Zagreb, nei teatri di Sarajevo, Bruxelles, Belgrado, Berlino, Nairobi, Lisbona e nei principali italiani. Nel 2011 dà vita a una personale ricerca teatrale sulla natura del suono e il suo rapporto con la materia. La prima tappa di questo percorso è Fuocofatuo, un concerto per oggetti e piastre da cucina su partitura di calore. Con China vs Tibet continua questa ricerca con la costruzione di una nuova drammaturgia musicale.

Chiara Lagani, laureata in Lettere Classiche con lode, nel 1992, assieme a Luigi De Angelis, fonda la compagnia Fanny & Alexander. Nell’elaborazione drammaturgica degli spettacoli, collabora con intellettuali quali Stefano Bartezzaghi, Marco Belpoliti e Luca Scarlini. Insieme a Luigi De Angelis ha realizzato oltre una settantina di eventi, tra spettacoli, installazioni, performance e recital. Si ricordano, tra gli altri, gli spettacoli del ciclo Ada. Cronaca familiare (2003-2005), il ciclo su Il mago di Oz (2007-2009) e il ciclo Discorsi (2012-2016). Tra i suoi ultimi lavori si segnala la drammaturgia dello spettacolo To be or not to be Roger Bernat (2016) e Da parte loro nessuna domanda imbarazzante (2017) in cui è anche attrice coprotagonista. A giugno 2018 debutterà Storia di una amicizia, spettacolo conclusivo a partire dalla quadrilogia L’amica geniale di Elena Ferrante. Nel settembre 2017, le è stato assegnato il Premio Speciale per l’Innovazione Drammaturgica nell’ambito del Premio Riccione. A novembre è uscito per i Millenni di Einaudi il volume I libri di Oz di Frank Lyman Baum, da lei tradotti e curati.

ORARI
martedì 23 Aprile – 20:00
mercoledì 24 Aprile – 19:45
giovedì 25 Aprile – 21:00

PREZZI
SETTORE A (file A–I)
intero 25€
SETTORE B (file L–R)
intero 20€; under26/over65 18€; convenzioni 18€
SETTORE C (file S–ZZ)
intero 15€; under26/over€ 12

Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.

Info e biglietteria
Biglietteria
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it